Il problema delle cistiti è molto rilevante a livello di diffusione. Circa il 50% delle donne in età fertile avrà nella sua vita almeno un episodio di cistite acuta e, di queste, la metà andrà incontro a una recidiva entro 6-12 mesi. Emerge dal congresso EAU 2016 e ce ne parla Massimo Lazzeri, Specialista Urologo dell’Istituto Clinico Humanitas.

Perché le cistiti? Perché chiaramente la cistite è una patologia estremamente frequente in tutte le donne in età fertile. Si calcola che circa il 50 % delle donne in età fertile faranno almeno un episodio di cistite acuta non complicato. Ma la cosa ancora più importante che è emersa è che il 50 % di questo gruppo di pazienti entro 6 – 12 mesi farà una recidiva.

Il problema, quindi, in termini numerici delle cistiti – che è una patologia apparentemente percepita come non grave – è un problema rilevante, soprattutto in quelle pazienti giovani, efficienti, in età fertile che presentano numerosi episodi di cistiti durante un anno.

La cistite cronica ha rappresentato una delle sfide e uno degli argomenti tematici di maggior interesse nel corso del congresso EAU. L’ interesse nasce da un aspetto che è legato alla terapia antibiotica. Secondo le linee guida della European Association of Urology (EAU) quando noi ci troviamo di fronte a una paziente con un’infezione vescicale ricorrente, l’approccio consigliato dalle linee guida è una profilassi antibiotica.

Tutto questo però si scontra con la realtà di fatto, in cui l’aumento delle resistenze antibiotiche crea dei grossi problemi. Problemi di carattere sanitario nell’immediato – quindi una gestione antibiotica più complessa, il ricorso ad antibiotici più costosi – e problemi che invece avranno luogo nel passare del tempo di quel paziente. Perché l’emergenza di patogeni resistenti agli antibiotici farà sì che, laddove e nel momento in cui in cui fosse necessario l’intervento con un antibiotico, sarà più difficile trovare l’antibiotico che funziona.

Nel Congresso è emersa quindi la necessità di trovare strade alternative. Quali sono queste alternative? In passato si è fatto ricorso a numerosi trattamenti alternativi non antibiotici, dai vaccini locali, all’utilizzo del mirtillo e all’utilizzo del D-mannosio. Ma una grossissima novità, che sta sempre più emergendo in maniera concreta, è quella dell’utilizzo di sostanze che vanno a proteggere il rivestimento interno della vescica. In particolare quelle strutture che, con un nome tecnico, si chiamano glicosaminoglicani, che rappresentano come degli zuccheri complessi che hanno una funzione protettiva nei confronti dell’aggressività dei germi.

Accanto ad alcune comunicazioni che sono state presentate dai colleghi europei sull’utilizzo dell’acido ialuronico e del condroitin solfato in maniera combinata nella profilassi non antibiotica delle cistiti acute, accanto a questo sono emersi anche altri elementi importanti. Non solo con il passare del tempo le donne erano più protette, ma quello che cambiava nelle donne trattate con terapia non antibiotica profilattica era fondamentalmente la qualità di vita.

A tal proposito, uscirà a breve un lavoro retrospettivo che cerca di fotografare la realtà europea delle donne con cistiti ricorrenti – verrà pubblicato sul British Medical Journal, quindi una delle autorità più importanti della letteratura medica – dove si dimostra che l’utilizzo di condroitin solfato e di acido ialuronico esogeno che viene posto in vescica attraverso una semplice instillazione, può essere più efficace e addirittura proteggere maggiormente le donne a lungo termine, proprio in quelle categorie di pazienti con cistiti croniche ricorrenti che hanno sviluppato delle resistenze agli antibiotici.