Durante il Congresso EAU 2016 di Monaco è emerso che circa 1.000.000 di persone nel mondo ogni anno effettuano una radioterapia per una patologia degli organi pelvici.
Massimo Lazzeri, Specialista Urologo dell’Istituto Clinico Humanitas, spiega che questi trattamenti possono provocare danni collaterali alla vescica, i cui sintomi si possono prevenire con una terapia a base di acido ialuronico e condroitin solfato.

 

Durante alcune sessioni del Congresso degli Urologi Europei (EAU), che si è tenuto a Monaco nel mese di marzo, è emerso che nel mondo circa 1 milione di persone riceveranno una radioterapia per una patologia degli organi pelvici, cioè contenuti nell’area della pelvi.

È evidente che gli strumenti, le macchine di radioterapia si stanno sempre più affinando, ma è evidente che la vescica può subire dei danni collaterali dai trattamenti radioterapici. Danni collaterali che determinano delle forme di cistite caratterizzate da un aumento della frequenza ad urinare, da una urgenza ad urinare, dalla presenza di una ematuria, ovvero il sangue con le urine. Accanto a questo anche l’aumento delle chemioterapie che oggi hanno garantito ai nostri pazienti, non solo delle sopravvivenze in termini di anni, ma sopravvivenze assolute, i farmaci chemioterapici anche questi eliminati per via urinaria – i loro metaboliti – anche questi possono determinare dei danni a livello vescicale.

Questo ha fatto sì che questa popolazione di pazienti che riceve terapie oncologiche possa richiedere una terapia di supporto della prevenzione del danno vescicale. Anche su questo si è parlato e si è discusso alla EAU e anche in questo caso si è visto come l’urotelio, quella parte più di frontiera della vescica, delle nostre vie urinarie, possa essere estremamente importante. Da una parte perché può ricevere il danno sia dalle radiazioni, sia dai metaboliti delle sostanze utilizzate in chemioterapie, ma allo stesso tempo può essere anche il bersaglio delle nostre terapie miranti a proteggere quello che ci sta sotto, vale a dire il tessuto vescicale dal danno generato dai noi stessi, dalle nostre terapie.

A tal proposito, vi sono state esperienze e abstract riportati da diversi Autori, provenienti da diversi Paesi europei in cui si è dimostrato come sia dopo l’insorgenza di sindromi infiammatorie acute dell’albero urinario, sia in termini preventivi, quindi in concomitanza al trattamento radioterapico / chemioterapico, l’utilizzazione per esempio anche in questo caso di acido ialuronico e di condroitin solfato possa garantire una protezione, un supporto che migliora la qualità di vita, riduce la sintomatologia ma permette soprattutto il completamento dei cicli di radioterapia che certe volte per ematurie importanti, quindi per perdite importanti di sangue con le urine in corso di radioterapia pelvica, devono essere interrotti, ma anche delle chemioterapie, come ad esempio le istillazioni endovescicali con il bacillo di Calmette-Guérin (BCG) che si fa per prevenire le recidive del tumore vescicale, possa permettere il completamento dei cicli di chemio- e radioterapia