La Dott.ssa Debora Marchiori, Specialista in Urologia (Coordinatore nazionale della sezione giovani di SIUrO – Società Italiana di Uro-Oncologiadi), sottolinea l’importanza di rivolgersi tempestivamente all’urologo quando si manifestano i primi sintomi vescicali: una terapia specifica costruita su misura può prevenire l’insorgenza di recidive. Guarda il video qui sotto

Innanzitutto, come si può diagnosticare con precisione una cistite? Quando si avvertono i primi sintomi ci sono esami specifici da effettuare?

“La diagnosi di cistite è una diagnosi clinica, quindi non necessariamente associata a test diagnostici specifici. Gli unici esami che vengono effettuati per inquadrare il problema sono quelli delle urine, e in particolare l’urinocultura, in grado di evidenziare la presenza di una colonia batterica.
Esistono altri test di supporto che però servono solo per escludere che la causa della cistite possa essere legata ad altre patologie.
Personalmente sono inoltre contraria all’uretrocistoscopia (indagine endoscopica che permette di vedere l’interno della vescica) in prima diagnosi: è un esame invasivo e che in presenza di sintomatologia dolorosa infiammatoria severa non farebbe che acuire i disturbi della paziente. Può tuttavia diventare fondamentale in un secondo livello, se il problema cronicizza e non si trova un beneficio con le terapie: permette infatti di evidenziare alterazioni del tessuto sulle quali intervenire con terapie mirate per eliminare il quadro flogistico resistente alle terapie convenzionali”.

Quale approccio terapeutico bisogna adottare in prima istanza alla comparsa dei sintomi?

“Le pazienti, molto spesso, ai primi sintomi assumono la terapia per la cistite in automedicazione, per ridurre la sintomatologia dolorifica o la frequenza minzionale. Il rischio di una terapia automedicata, ovvero senza rivolgersi a un urologo specialista, può però provocare, in caso si utilizzino antibiotici, resistenze batteriche e recidive della patologia. Il problema delle recidive consiste nella difficoltà di affrontare i molti sintomi che si manifestano a cascata quando, dopo il primo episodio, il fenomeno si cronicizza. Per questo è importante per noi specialisti avere un contatto diretto con le pazienti: ricevere tempestiva comunicazione degli episodi acuti ci consente di somministrare una terapia specifica costruita su misura, che possa andare a colpire tutti i punti in cui questo fenomeno infiammatorio si sviluppa nell’organismo.
La cistite è infatti un processo inizialmente limitato alla vescica ma che, se non viene adeguatamente trattato, può andare a interessare i tessuti e gli organi che si trovano nella pelvi (vagina, utero e retto) innescando una sintomatologia più complessa, con dolore severo e altri sgradevoli sintomi delle vie urinarie, genitali e intestinali”.

È sempre necessario fare ricorso agli antibiotici per combattere l’infiammazione?

Considero sbagliato in caso di un primo episodio di cistite somministrare terapia antibiotica senza il supporto di un’urinocultura che metta in evidenza la presenza di una colonia batterica; il processo cistitico non sempre è legato alla presenza dei batteri, e i sintomi possono essere provocati semplicemente da un’infiammazione legata a un’alterazione della parete vescicale. Oggi le terapie più innovative sono proprio quelle finalizzate a recuperare il più possibile l’integrità della parete vescicale. Dobbiamo immaginare che un processo infiammatorio a livello vescicale sia una sorta di ‘battaglia medievale’ in cui i batteri aggrediscono il nostro castello; una volta sconfitti i nemici le mura e le strutture restano danneggiate, favorendo nuove aggressioni. Fuor di metafora, la vescica è un contenitore estremamente impermeabile, rivestito internamente da un film protettivo che isola le urine e le sostanze tossiche escrete dai reni; ogni volta che questo film protettivo risulta compromesso e il contenuto vescicale viene a contatto con le cellule epiteliali, queste perdono la loro funzionalità e la vescica ‘dà segno di sé’, ad esempio con dolore, frequenza urinaria e sanguinamenti.
Pertanto l’obiettivo terapeutico non deve solo essere finalizzato a distruggere i batteri – qualora l’urinocultura ne evidenzi la presenza – ma anche a distruggere le cellule dell’infiammazione e a riparare la parete per isolare il più possibile l’epitelio”.

Perché si verificano recidive nonostante la terapia antibiotica?

“Non è semplice dare una spiegazione, ma possiamo dire che principalmente succede quando la terapia antibiotica è somministrata empiricamente, cioè con tempi e dosaggi non corretti. Inoltre, se il batterio è riuscito a penetrare negli strati più profondi della parete vescicale, a causa di un danneggiamento della barriera protettiva superficiale, può continuare a riprodursi senza che il sistema immunitario sia in grado di bloccarlo; una barriera danneggiata può comunque agevolare la penetrazione di altri batteri e il ripresentarsi dell’infezione. Il danneggiamento di questo strato protettivo superficiale, che è causa del fenomeno delle recidive, rende perciò utile sottoporsi a terapie in grado di ricostruire l’integrità della parete vescicale”.

Attualmente, quali terapie con queste caratteristiche hanno a disposizione i pazienti?

“L’effetto protettivo e ricostruttivo descritto è oggi ottenibile attraverso terapie instillate direttamente in vescica, che vanno come un collante a riparare il film impermeabile, spegnendo l’infiammazione e ridando alla vescica la sua normale funzionalità. Si tratta di terapie a base di acido ialuronico e condroitin solfato, ovvero gli stessi componenti del film impermeabile protettivo della vescica.
Da sottolineare che esistono anche potenti antinfiammatori naturali che danno un grande beneficio alle vie urinarie. In particolare innovativi prodotti da assumere per via orale contengono sostanze, quali curcumina e quercetina, dall’efficace effetto antiinfiammatorio, in grado di colpire le aree del nostro organismo che sviluppano il dolore senza provocare effetti collaterali.
L’aspetto più interessante di queste nuove formulazioni è che mettono a disposizione in un’unica somministrazione acido ialuronico e condroitin solfato, oltre a curcumina e quercetina, così da garantire un effetto completo gestibile in automedicazione e con grande praticità”.