Il dolore pelvico è un problema molto diffuso, tanto da interessare in Italia il 15% delle donne in età fertile (circa 3,5 milioni). Si tratta di un fenomeno che, se trascurato, è in grado di portare a conseguenze anche gravi, ma potendo essere causato da disturbi di diversa origine, spesso è purtroppo oggetto di importanti ritardi diagnostici.
In alcuni casi si può arrivare persino a diversi anni di attesa per giungere a una diagnosi corretta.

Questi alcuni dei dati emersi al convegno “La donna e il dolore pelvico: da sintomo a malattia, dalla diagnosi alla terapia”, organizzato dalla Fondazione Alessandra Graziottin Onlus insieme a Springer, e svoltosi recentemente a Milano.
I sintomi sono sempre più banalizzati, ma nel 70% dei casi sono presenti prima dei 30 anni e spesso sono indice di un problema reale, tiene a sottolineare la Prof.ssa Graziottin.
Sindrome della vescica dolorosa/cistite interstiziale, endometriosi, vulvodinia e sindrome del colon irritabile sono le 4 patologie chiave che possono dare origine al dolore pelvico, ma spesso necessitano di tempi lunghi per essere identificate correttamente: fino a 5-7 anni per la CI, e addirittura 10 per l’endometriosi.
Le ragioni dei ritardi sono principalmente la banalizzazione dei sintomi e una loro falsa attribuzione a fattori psicologici.

Si tratta di una problematica grave, perché trascurare il dolore come segnale d’allarme dell’organismo può portare a un progressivo peggioramento della situazione, con il possibile insorgere di altre patologie e un aumento generale della complessità del quadro clinico.
In particolare, la sindrome della vescica dolorosa/cistite interstiziale interessa il 6,5% delle donne italiane (1.150.000) ma solo il 9,7% di loro riceve una diagnosi corretta in tempi brevi – ricorda la prof.ssa Graziottin – e il ritardo diagnostico può favorire una cronicizzazione del problema.
Il 36% delle donne con questa sindrome soffre di cistiti ricorrenti, di cui il 60% compare 24-72 ore dopo un rapporto sessuale. Il 48% avverte dolore alla penetrazione come sintomo associato, ma raramente questo fattore viene indagato.

Restando nell’ambito più circoscritto della cistite interstiziale, il sito AICI (Associazione Italiana Cistite Interstiziale) riporta che chi ha ricevuto una diagnosi di questa patologia, afferma di aver in precedenza sofferto di infezioni urinarie di natura batterica.
L’infiammazione cronica causa anche depressione, per l’effetto negativo (“neurotossico”) che l’infiammazione svolge sull’attività delle cellule nervose: se si pensa che il peggioramento complessivo può portare ad amplificare la percezione del dolore fino a 8 volte, si può comprendere l’importanza di riconoscere i sintomi precoci – spesso presenti fin dalla giovane età – e di una diagnosi tempestiva e adeguata.

Per approfondimenti:
www.fondazionegraziottin.org
www.aicionlus.org