Una patologia ginecologica in grado di causare sterilità e disturbi fortemente invalidanti; colpisce prevalentemente tra i 25 e i 40 anni, ed è più diffusa di quanto si creda (10-15% delle donne in età riproduttiva).

È questo l’identikit dell’endometriosi vescicale, patologia che si manifesta quando il tessuto che normalmente ricopre internamente l’utero – endometrio, appunto – tende a proliferare al di fuori della sua sede naturale.

Questa anomalia può interessare le ovaie, il peritoneo (membrana che riveste gli organi addominali), l’intestino e, più raramente, altri organi come i reni e addirittura i polmoni e la cute.
Nell 1-2% dei casi si verifica un coinvolgimento dell’apparato urinario e si parla perciò di endometriosi vescicale, un problema che – come spiega il Dott. Omar Saleh (Urologo – A.O.U. Careggi, Firenze – ascolta sotto l’intervista) – può presentare difficoltà diagnostiche, in quanto comporta per la paziente una serie di disturbi urinari aspecifici, cioè che si possono manifestare in diverse altre malattie.

Tra questi difficoltà a urinare, bruciore, frequenza e dolore sovrapubico, che potrebbero generare confusione con una più comune cistite.

Il Dott. Saleh aggiunge che l’endometriosi vescicale va diagnosticata e seguita in parallelo all’endometriosi pelvica, poiché gli approcci diagnostici più utilizzati sono gli stessi: visita, anamnesi, ecografia e risonanza magnetica.

La complessità della diagnosi dell’endometriosi vescicale – Ascolta l’intervista con il Dott. Omar Saleh

Da cosa è provocata l’endometriosi vescicale?

Le cause della malattia non sono del tutto chiare, ma si pensa che il motivo del suo insorgere possa consistere nella “mestruazione retrograda”, ovvero in una parte di sangue mestruale che arriva nella cavità pelvica attraverso le tube, trasportando con sé cellule endometriali ancora “vive”. In caso di difese immunitarie alterate, queste potrebbero sopravvivere e impiantarsi, comportandosi come il normale tessuto uterino, compresa la comparsa di lievi mestruazioni mensili.

Quale trattamento per l’endometriosi vescicale?

Tornando più specificamente agli sviluppi vescicali della malattia, il Dott. Saleh sottolinea che il trattamento d’elezione è quello chirurgico, da supportare poi con una terapia medica in grado di intervenire anche sull’endometriosi pelvica. Le cellule endometriali vengono “attivate” dagli ormoni sessuali femminili, e il trattamento deve essere finalizzato alla loro regolazione; normalmente perciò si interviene farmacologicamente con una terapia ormonale a base di estrogeni o progestinici, oppure con l’assunzione della pillola anticoncezionale.

Come ridurre i sintomi?

Parallelamente, è però possibile intervenire per limitare i disagi tipici della malattia, agendo in modo mirato sulla riduzione dei sintomi.

In altre parole, considerato che i disturbi urinari associati all’endometriosi vescicale sono collegati – come nella cistite – a un problema infiammatorio e a un danneggiamento dello strato protettivo della parete interna della vescica (urotelio), le pazienti possono trovare giovamento dall’impiego di prodotti in grado di “riparare” il danno e ridurre l’infiammazione.

Un aiuto prezioso arriva così dalla cosiddetta GAGs therapy con acido ialuronico e condroitin solfato, due glicosaminoglicani che figurano tra i componenti principali della barriera uroteliale e sono in grado di ripristinarne l’integrità. A questo riguardo, i progressi farmacologici hanno reso disponibile un’innovativa formulazione orale in capsule molli di queste due sostanze, con l’aggiunta di due antiinfiammatori naturali (quercetina e curcumina). Attraverso l’assorbimento intestinale e la successiva eliminazione renale, i principi riescono ad arrivare alla vescica in concentrazioni adeguate e a svolgere così al meglio la loro efficace azione riparatrice.