Lo afferma lo studio pubblicato da Jama, condotto a Yale su una popolazione di donne over 65, che dimostra come rispetto al placebo, i mirtilli rossi non siano utili a prevenire le infezioni urinarie. Diversi studi in passato ne avevano indicato le proprietà benefiche nella prevenzione delle infezioni delle vie urinarie. Abbiamo chiesto un parere al Prof. Massimo Lazzeri, esperto on line di Curarelacistite.it.

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Il commento

“Il messaggio che ci dà Jama, è un messaggio dirompente. Perché: se noi prendiamo le linee guida della Società europea di urologia, e anche della società americana, noi troviamo tra la profilassi non antibiotica – quindi la prevenzione delle infezioni urinarie che non prevede l’impiego di antibiotici – il mirtillo rosso, il cranberry.

Jama cosa dice: in uno studio randomizzato, controllato, l’utilizzo del mirtillo non serve a prevenire le infezioni delle vie urinarie. Quindi è un messaggio dirompente, perché fino ad ora era invalso l’uso che utilizzavamo il cranberry nella prevenzione e nel trattamento delle infezioni urinarie ricorrenti. Jama ci dice che questo non è stato confermato dallo studio pubblicato, quindi ha fatto sicuramente scalpore.

Che il mirtillo in parte cominciasse a offrire il proprio fianco, lo sapevamo, tanto è che il mirtillo fa parte delle armi “storiche”, sebbene si continui a utilizzare; ne è testimonianza che immediatamente dopo fra gli agenti anti-adesione o di blocco è venuto il mannosio; e anche il mannosio ha visto la sua “relativa” efficacia, perché oggi noi pensiamo ad altri meccanismi di protezione.

Il mirtillo è l’antenato delle terapie anti-adesione, perché il primo momento di un’infezione urinaria comincia con l’adesione del batterio all’urotelio, ovvero si attacca attraverso i propri fili, cioè le fimbrie, all’urotelio e lì può iniziare la sua duplicazione, la colonizzazione e l’infezione. Il cranberry va ad inibire proprio l’adesione delle fimbrie all’urotelio. Il D-mannosio nasce come ulteriore evoluzione più ampia, perché il mirtillo ha un’efficacia – sembra esclusiva – sulle fimbrie dell’escherichia coli, il D-mannosio dovrebbe avere una funzione anti-adesione a spettro più ampio, quindi più efficace, anche su altri patogeni.

Quindi, direi che l’articolo di Jama potrebbe seppellire il mirtillo.

Dovendo, tuttavia, dare a Cesare ciò che è di Cesare, c’è da fare un’obiezione. Il lavoro di Jama è su pazienti anziani (età media 86 anni), istituzionalizzati che forse non rappresentano la popolazione femminile con infezioni alle vie urinarie. Ovvero laddove la prevalenza e l’impatto sulla qualità di vita è maggiore, ovvero le donne giovani pre-manopausali.

Jama guarda persone relativamente anziane, in cui la somma di comorbidità -sebbene i 2 gruppi siano ben bilanciati – può giocare un effetto negativo sull’efficacia del cranberry.”

Lo studio
Effect of Cranberry Capsules on Bacteriuria Plus Pyuria Among Older Women in Nursing Homes

http://jamanetwork.com/journals/jama/article-abstract/2576822

I ricercatori della Yale School of Medicine di New Haven hanno invitato in modo casuale 185 donne over 65, residenti in 21 case di cura nei dintorni di Yale, a prendere ogni giorno due capsule contenenti estratti di mirtillo, per un totale di 72 mg di proantocianidine (un quantitativo pari a poco più di mezzo litro di succo di mirtillo), oppure ad assumere delle capsule placebo.

Nel corso di un anno, fra 147 delle 185 donne reclutate, non si è registrata alcuna differenza tra coloro che avevano preso le pillole di mirtillo o il placebo. In particolare, non vi era nessuna differenza nella percentuale di donne che avevano batteri e leucociti nelle urine. Inoltre, non vi era alcuna differenza tra i due gruppi nella percentuale di donne che avevano sperimentato delle infezioni del tratto urinario sintomatiche, nei decessi, nei ricoveri o nell’utilizzo di antibiotici.

(Fonte Reuters Health)