La cistite interstiziale, chiamata anche sindrome del dolore pelvico, è una patologia caratterizzata da infiammazione cronica della vescica. È considerata rara, anche se probabilmente nella popolazione femminile è più diffusa di quanto si immagini. Le reali dimensioni del problema sono ancora poco conosciute, tanto che solo da poco sono stati definiti criteri diagnostici condivisi.
Tra le varie caratteristiche che connotano la cistite interstiziale c’è in particolare un’alterazione del coating protettivo dell’urotelio che, diventando permeabile, non è più in grado di impedire la penetrazione degli agenti tossici attraverso le pareti vescicali, innescando così l’infiammazione e i sintomi dolorosi. Attraverso l’attivazione di cellule mastocitarie, questo processo porta anche a un ulteriore danneggiamento dell’urotelio.
È proprio su questo meccanismo e sul ripristino dell’integrità dell’urotelio che si concentrano le strategie terapeutiche per la patologia: in particolare ha dimostrato grande utilità il trattamento intravescicale di acido ialuronico e condroitin solfato in combinazione, due sostanze (glicosaminoglicani – GAG) che costituiscono normalmente il coating protettivo, svolgendo allo stesso tempo attività antiinfiammatoria.
Un recente studio dell’Ospedale San Carlo di Roma ha valutato l’efficacia a lungo termine di questa terapia: dalla somministrazione per 9 mesi a 12 pazienti donne con cistite interstiziale refrattaria ad altri trattamenti, è risultato un miglioramento generalizzato e mantenuto nel tempo della funzionalità vescicale, con miglioramenti anche per quanto riguarda i sintomi dolorosi e la qualità della vita in generale.
Secondo gli studiosi, grazie al ripristino dell’urotelio, il beneficio per il paziente arriva ad estendersi fino a 3 anni dal termine della terapia.