Nell’immagine, tessuto ghiandolare al microscopio.

In occasione dell’87° Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia, è stato presentato un nuovo studio italiano che dimostrerebbe l’efficacia dell’impiego di acido ialuronico e condroitin solfato nel ridurre i sintomi vescicali legati al trattamento radioterapico per il tumore della prostata.

Quando un paziente viene sottoposto a radioterapia per tumore prostatico, nel 50% dei casi si registrano effetti collaterali a causa della tossicità della terapia a livello vescicale, con conseguente danneggiamento della mucosa.

Si tratta delle cosiddette cistiti post attiniche, con sintomi che vanno dalla nicturia, cioè la necessità di urinare con frequenza durante la notte (25% dei casi), alla pollachiuria (emissione frequente di piccole quantità di urina), al dolore e all’urgenza e frequenza minzionale.

La tossicità della terapia si manifesta principalmente in un danno dello strato protettivo più interno della vescica, composto da glicosaminoglicani (GAGs), che normalmente impedisce il passaggio delle sostanze nocive ed irritanti. In seguito al deterioramento di questa barriera, si verifica un’infiltrazione soprattutto di sodio e potassio e l’attivazione delle cosiddette fibre C, che rilasciano una sostanza in grado di creare infiammazione cronica e causare dolore.

Uno studio presentato a settembre all’87° Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia ha però aperto prospettive incoraggianti proprio sul fronte dei disturbi legati alla radioterapia pelvica.

Il Dott. Omar Saleh, uno degli autori della ricerca, spiega che l’obiettivo è stato quello di ricercare uno “strumento” in grado sia di ridurre l’infiammazione, sia di ripristinare lo strato interno della vescica, riducendo i sintomi nei pazienti e, come sottolinea lo stesso Dott. Saleh, i risultati hanno mostrato l’efficacia in questo senso della combinazione/acido ialuronico condroitin solfato, due componenti fondamentali dello strato di GAGs.

Più specificamente, in seguito a trattamento settimanale con instillazioni vescicali per il primo mese e poi ancora alla 6a, 8a e 12a settimana, si è registrata una netta riduzione di urgenza, frequenza, nicturia e dolore.

Le conclusioni sono dunque senza dubbio positive: nonostante i dati debbano essere confermati da studi randomizzati e controllati, questo prodotto ha comunque dimostrato di essere un dispositivo medico promettente nel trattamento della vescica dopo il trattamento radioterapico.

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Radioterapia pelvica e cistite: quale trattamento?
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Dopo la radioterapia pelvica per tumore prostatico, nel 50% dei casi si registrano casi di cistite per la tossicità della terapia a livello vescicale
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Curare la Cistite
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