Patologie reumatiche e vescicali sembrerebbero non avere niente in comune, invece, come spiega la Prof.ssa Monica Sommariva, Specialista Urologo dell’Ospedale Fornaroli di Magenta – A.O. Legnano, soprattutto nelle donne le due problematiche sono spesso legate, andando a innescare un circolo vizioso che si ripercuote molto negativamente sulla qualità della vita delle pazienti.

Le malattie reumatiche sono moltissime – più di 100 – e solo in Italia ne soffrono 5 milioni e mezzo di persone. Possono comparire a qualunque età (con percentuali più elevate dopo i 60 anni); le cause non sono del tutto chiare, ma spesso queste patologie sono associate ad alterazioni autoimmuni. La loro diversità e i sintomi aspecifici (infiammazione e dolore a muscoli e articolazioni, e a volte ad altri organi), determinano difficoltà nella diagnosi che andrebbe invece effettuata il più precocemente possibile, rivolgendosi a un Reumatologo, per evitare danni gravi alle strutture infiammate.

La Prof.ssa Sommariva sottolinea però che in caso di malattie reumatiche andrebbe coinvolta un’altra figura specialistica, ovvero l’Urologo. In base alla sua lunga esperienza, infatti, appare evidente il fatto che le pazienti portatrici di patologie reumatiche, come l’artrite reumatoide, il lupus, la sindrome di Sjögren, hanno spesso in comune proprio la presenza di disturbi vescicali, indotti dalle caratteristiche di queste malattie, ma anche dai farmaci utilizzati nelle terapie immunosoppressive prescritte, che provocano severe infiammazioni della vescica, con ulcerazioni, danni ai capillari e cistite emorragica.

In pratica, dal dialogo collaborativo tra Urologo e Reumatologo è sorta una nuova disciplina: l’Uro-Reumatologia.
Se spesso, dunque, il paziente dell’Urologo è anche il paziente del Reumatologo e viceversa, una strategia combinata, con l’adozione di una terapia che protegga dalle irritazioni vescicali, evitando di incorrere in patologie infiammatorie e batteriche così gravi da non poter permettere poi le terapie reumatologiche, è il modo migliore di gestire situazioni così complesse.

In particolare, la Prof.ssa Sommariva ricorda che per raggiungere l’obiettivo, oggi c’è la possibilità di utilizzare con successo dispositivi medici – disponibili sia come nella forma farmaceutica di instillazioni endovescicali, sia orali in capsule molli (soft gels) – come l’acido ialuronico e il condroitin solfato, che hanno cambiato la storia delle infiammazioni, non solo a livello dell’apparato genitale.

Si tratta di due sostanze che permettono di uscire dal “pericoloso” binomio infiammazione vescicale-antibiotico, evitando tutti i noti rischi di resistenza batterica che l’abuso di questi farmaci comporta: con i nuovi strumenti terapeutici è possibile trattare il paziente all’insorgere del disturbo, con un’efficace attività di riparazione e protezione della parete vescicale.

Un ulteriore spiacevole aspetto intrecciato a malattie reumatiche e alterazioni urovescicali, è poi quello di una sessualità spesso difficoltosa. L’impatto del dolore vescicale o vaginale riveste in tutto questo un ruolo fondamentale, condizionando pesantemente la vita sessuale femminile. La cistite interstiziale è ad esempio spesso associata alla fibromialgia, con dolore durante i rapporti e vaginismo, mentre nella sindrome di Sjögren sono le alterazioni della mucosa vaginale a creare un ostacolo al sesso.

Da questo punto di vista, iniziative come quella della recente Giornata della Salute della Donna (#SD2016), rappresentano un importante occasione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, soprattutto della parte maschile – come ricorda la Prof.ssa Sommariva –  il cui approccio alla questione non è sempre corretto, mentre un suo maggiore coinvolgimento sarebbe in grado di migliorare anche i risultati terapeutici.

Ultimo aggiornamento 26/05/2016