lazzeri_intervCon il Prof. Massimo Lazzeri, Specialista Urologo, Responsabile di Urologia Ambulatoriale presso l’Istituto Ricerche Cliniche Manfredo Fanfani di Firenze, e Consulente presso l’U.O. dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano, tracciamo un quadro completo del problema cistite.
In questa prima parte dell’intervista partiamo da qualche considerazione generale sull’approccio al problema e sul percorso diagnostico e terapeutico, per arrivare poi in una seconda parte di prossima pubblicazione all’approfondimento del meccanismo di funzionamento dei nuovi trattamenti “ricostruttivi”.
Piccola curiosità: l’intervista si è svolta all’interno dello studio, presso l’Istituto Manfredo Fanfani di Firenze, in cui Mario Monicelli nel 1975 girò alcune delle scene del suo celebre film “Amici miei”.

Parliamo di infezioni urinarie e di cistite in particolare: quanto è diffuso il problema e come viene generalmente affrontato dalle donne?
“Nel corsa della vita la metà delle donne soffre almeno una volta di cistite, ma il dato più importante è che entro un anno circa il 30% di quelle donne dovrà fare i conti con una recidiva. Le donne sono pienamente consapevoli di questo fattore e di solito lo affrontano responsabilmente prestando la massima attenzione ai segnali del corpo; siamo piuttosto noi ‘osservatori esterni’ che a volte ce ne dimentichiamo, magari sottovalutando i primi sintomi. È invece fondamentale cercare di non sbagliare sin dall’inizio l’approccio al trattamento per impedire l’evoluzione in una forma cronica; per questo può rivelarsi utile il consulto con uno Specialista che sappia ascoltare la paziente, raccogliere una storia, capire cosa quale siano i passi da fare per ridurre l’insorgere degli episodi”.

La cistite si presenta sempre per le stesse cause?
“Il termine cistite è molto ampio, una sorta di grande contenitore dentro il quale trovano spazio diversi aspetti: clinici, anatomo-patologici e microbiologici.

La prima grande distinzione in termini generali riguarda però le forme che interessano le donne prima della menopausa e quelle invece che compaiono successivamente. Questa distinzione non è soltanto anagrafica, perché le cause del problema sono spesso diverse. Se per la donna giovane la cistite è frequentemente collegata all’attività sessuale, nella donna in menopausa, invece, è correlata al cambiamento dello stato ormonale e alle modificazioni anatomiche del piano perineale (prolasso). Due realtà diverse che necessitano di strategie diagnostiche e terapeutiche completamente differenti”.

Come è strutturato il percorso diagnostico per la cistite?
“La medicina negli ultimi anni si è evoluta sempre più verso ‘l’alta tecnologia’, ma questo non è vero per le infezioni urinarie. Di fronte al quadro clinico di una donna che soffre di cistite, ancora oggi la cosa più utile è quella più semplice: un esame delle urine e un’urinocultura che permetta di orientarsi e capire come procedere.

Questo perché per l’Urologo è molto importante comprendere se la condizione clinica della paziente sia sostenuta o meno da un’infezione, per poter prescrivere una terapia personalizzata, ovvero rivolta a quella paziente con quella cistite. Per questo gli Urologi Specialisti stanno orientandosi verso nuove strategie terapeutiche”.

Di quali terapie si tratta esattamente?
“Innanzitutto bisogna mettere ordine nella questione definendo cosa significa terapia per la cistite. Se ci troviamo di fronte a un’infezione batterica, cioè alla presenza di germi nelle urine, è necessario utilizzare gli antibiotici ma, ciò premesso, le cose sono poi più complesse.

Con il passare degli anni, dopo il ‘boom’ dell’utilizzo degli antibiotici nella nostra pratica clinica, c’è stato un cattivo uso di questi farmaci: spesso venivano prescritti anche in assenza di un’evidenza dimostrata da un’urinocultura o, peggio, le pazienti ricorrevano all’automedicazione; questo ha significato esporre la popolazione a uno dei grandi problemi del nostro futuro, e cioè l’insorgenza di resistenze agli antibiotici. Nei casi di cistiti ricorrenti o croniche, invece, non si può ricorrere al continuo uso di antibiotici: sarebbe invece opportuno ricorrere a sostanze diverse in grado di prevenire l’insorgenza dell’infezione batterica. Il contributo che i ricercatori stanno offrendo a questo ambito medico è prezioso: il periodo tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 ha rappresentato una fase di svolta nella terapia delle cistiti, grazie ad alcune profonde innovazioni terapeutiche in grado di portare grandi benefici alle pazienti.La più importante acquisizione in urologia degli ultimi anni è stata comprendere che la protezione/ricostruzione del rivestimento interno della vescica diventa la protagonista principale dei trattamenti per la cistite. La vescica, infatti, è semplicemente un ‘sacchetto’ con caratteristiche di impermeabilità, ottenute grazie al suo rivestimento interno composto da particolari micro-molecole. La perdita di questo rivestimento protettivo è la causa sia dell’aggressione batterica, sia di tutte le cistiti non infettive”.

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